La legge anti spreco voluta dalla Gadda

Il 2 agosto 2016 è stata approvata la legge contro lo spreco alimentare denominata Legge Gadda proprio perché l’ideatrice e promotrice di questa nuova normativa è Maria Chiara Gadda deputato Pd. La legge è entrata in vigore il 14 settembre scorso ed ha già avuto un discreto successo. In estrema sintesi essa prevede che gli avanzi di cibo provenienti dalle mense, dai ristoranti o dall’ industria alimentare siano riutilizzati per uso umano, quando possibile, attraverso la donazione alle associazioni che si occupano abitualmente di aiutare gli indigenti.

Lo stesso vale per i farmaci non ancora scaduti e l’abbigliamento. Certo per incoraggiare le aziende alla donazione è stato necessario prevedere anche forme di agevolazione fiscale ma questa legge si pone in linea con l’esigenza di dare valore a ciò che viene prodotto con fatica e con lo sfruttamento della terra, di educare al rispetto dell’ambiente e di limitare il carico di rifiuti da smaltire, un costo per la comunità intera. La “legge Gadda” in sostanza trasforma in dovere civico e sociale il recupero e la donazione del cibo invenduto, bagaglio culturale delle generazioni passate smarritosi negli anni del consumismo sfrenato.

Un impianto normativo che trova il suo presupposto su dati preoccupanti: secondo la FAO nel mondo ogni anno, 1,3 miliardi di tonnellate di cibo ancora buono viene buttato via. Solo nel nostro paese sono prodotti 5,6 milioni di tonnellate di alimenti in eccedenza, gran parte di questo finisce nel cassonetto. Sempre secondo la FAO solo con gli sprechi italiani si potrebbero sfamare più di 44 milioni di persone.

Ancora numeri per dare la dimensione del fenomeno: sempre la FAO stima in 1.000 miliardi di euro la perdita economica annua legata allo spreco alimentare nel mondo, mentre secondo alcuni studi la quantità di CO2 prodotto dagli alimenti non consumati equivale  a 13 milioni di tonnellate l’anno (numeri che basterebbero a fornire energia all’intero territorio italiano per più di 3 anni).

Grazie a questa legge l’Italia dopo la Francia è il secondo paese europeo a dotarsi di un regolamento antispreco, ma già la cultura del recupero degli alimenti in eccedenza si è diffusa tra la popolazione.

Il banco alimentare ha stimato che negli ultimi 4 anni l’Italia è riuscita a recuperare eccedenze alimentari dal 7,5% al 9% in più rispetto ai periodi precedenti. Segno di un graduale aumento della consapevolezza da parte dei cittadini, ma soprattutto frutto di azioni come quelle di Siticibo, programma nazionale che recupera il cibo in eccesso in aziende e supermercati, ridistribuendolo a chi non ne ha.

Altro esempio è il ‘Food sharing’, nato tra gli utenti fb,  serve a scambiare il cibo in eccesso, ognuno nella comunità in cui vive. Altro esempio è quello dei volontari di “recup”, che girano i mercati raccogliendo il cibo pronto per essere gettato, ma ancora edibile per ridistribuirlo ai bisognosi